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Ex Ilva, il salvataggio di Stato dal 2012 è costato 3,6 miliardi

Come rileva il Sole 24 Ore, mantenere in vita il gigante italiano della siderurgia, avamposto irrinunciabile di occupazione con i suoi quasi 10mila addetti, prevalentemente concentrati al Sud, e fornitore strategico per la manifattura nazionale in settori quali l’auto, l’edilizia, la cantieristica è costato fino adesso 3,6 miliardi di euro. Da 13 anni a questa parte, da quando l’era della famiglia Riva si può considerare chiusa, salvare l’Ilva (oggi Acciaierie d’Italia) è stato l’obiettivo della politica italiana.
Un primo parziale resoconto dei fondi finora messi in gioco – riporta ancora il quotidiano di Confindustria – era stato fornito il 24 gennaio 2025 dal sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto, in risposta a un’interpellanza urgente del deputato Angelo Bonelli. Dal 2012 fino a quella data Ilva aveva beneficiato di circa 600 milioni per far fronte alle esigenze finanziarie; di 400 milioni per l’ingresso di Invitalia nel capitale sociale della società AM InvestCo Italy; di 680 milioni per il finanziamento soci disposto da Invitalia nel 2023; di 320 erogati come prestito a condizioni di mercato; dello stanziamento di ulteriori 250 milioni varato a gennaio 2025 per garantire la continuità aziendale fino al completamento delle procedure di assegnazione al nuovo proprietario e poi di un ulteriore finanziamento di 200 milioni concesso con il decreto legge 92/2025. Ci sono poi 400 erogati dalle banche con garanzie del ministero dell’Economia, risorse comunque provenienti da istituti privati che non entrano nel conto delle erogazioni di Stato.
A questo elenco di finanziamenti e contributi – evidenzia uno studio condotto da Assonime – andrebbero invece aggiunti 220 milioni di finanziamenti Sace, controllata del ministero dell’Economia, e 10 milioni di euro di contributo a fondo perduto per la tutela dell’indotto del 2024, incrementati di altri 4milioni per il 2025-2028; circa 10 milioni di euro di compensi per i commissari che si sono alternati in Ilva e Acciaierie d’Italia, nonché i costi delle consulenze che, solo per gli incarichi stipulati tra marzo e maggio del 2024 da AdI in amministrazione straordinaria, ammontano a 3,5 milioni. E poi ancora la lunga sequenza di proroghe della cassa integrazione. Risorse che secondo Assonime “possono essere conservativamente stimate, considerando una media di 3 mila lavoratori dell’Ilva in cassa integrazione guadagni per 10 anni con una integrazione al 70% dello stipendio, in almeno 750 milioni di euro”. Un conto, se si includono i prestiti, da oltre 3,4 miliardi, che aggiungendo l’ultimissimo intervento entrato nell’ennesimo Dl salva-Ilva sale a 3,6 miliardi.

redazione

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