“Il francobollo di oggi ha una grande valenza culturale sicuramente e di identità, ma veramente i tempi in cui viviamo non avrebbero fatto presagire a nessuno l’attualità di questo tema. L’Italia è da sempre un Paese con una olografia difficile, povera di giacimenti, petroliferi e carboniferi, molto legata alle importazioni estere. E’ il motivo per cui già negli anni ’10 del ‘900 le Ferrovie italiane studiano la transizione dalle carboniere alle vaporiere alle locomotive elettriche. Pensiamo che nella Germania dell’Est, ricchissima di carbone, le ultime locomotive a motore si costruiscono fino agli anni ’50. Questo per dire che in Europa l’Italia è antesignana di almeno mezzo secolo, sfruttando le cadute dell’acqua inizia l’elettrificazione della rete. Dal 1922 all’entrata in guerra, 1940, si passa da mille chilometri di filo elettrico steso sui binari a quasi 9mila, e viene fatto in maniera pioneristica. L’ingegneria ferroviaria nazionale è un vanto poco conosciuto. Ci ha regalato dei primati che ci consentono di camminare con l’alta velocità a 300 chilometri orari”. Così Luigi Francesco Cantamessa, direttore della Fondazione FS Italiane.
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