“La prima preoccupazione è l’energia, un settore che conosco bene essendo stato per dodici anni nel consiglio di amministrazione dell’Eni. Il problema non è soltanto l’aumento abnorme, che metterà fuori mercato molte aziende, ma la disponibilità. Anche il retail vive di elettricità e gas. Il settore teme i razionamenti e le misure di risparmio energetico che potranno essere decise, come la chiusura anticipata alle 19 che porterà a un calo dei consumi, o le insegne spente e le limitazioni ad aria condizionata e riscaldamento. Il retail è un’area di accoglienza: dalle librerie ai centri commerciali, deve dare comfort al cliente”. Così Mario Resca, presidente di Confimprese un’associazione che riunisce 350 marchi commerciali con 40 mila punti vendita e 660 mila addetti. Nell’interista al Corriere della sera ha parlato di “economia di guerra” e ha chiesto come misura d’urgenza “la conferma del credito d’imposta. A settembre scade il decreto e bisogna che la misura sia rifinanziata. Ma questo adesso non basta più”.
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