Solo l’1,5% dei terreni agricoli di Gaza è ora coltivabile, aggravando il rischio di una “carestia generalizzata” nel devastato territorio palestinese. E’ quanto emerge da un nuovo bilancio pubblicato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Nel suo precedente rapporto pubblicato alla fine di maggio, la Fao aveva indicato che meno del 5% dei terreni agricoli era coltivabile e/o accessibile, sulla base dei dati dell’Unosat, il centro satellitare delle Nazioni Unite.
Secondo il nuovo documento, alla data del 28 luglio, l’8,6% dei terreni agricoli della Striscia di Gaza era ancora accessibile, pari a 1.301 ettari, ma solo l’1,5% era accessibile e non era stato danneggiato (232 ettari).
“Gaza è oggi sull’orlo di una carestia generalizzata”, dice il direttore generale della Fao Qu Dongyu. “La gente muore di fame non perché non c’è cibo, ma perché l’accesso al cibo è bloccato, i sistemi agroalimentari locali sono crollati e le famiglie non sono più in grado di soddisfare i propri bisogni primari”.
Dongyu chiede “un sostegno immediato per ripristinare la produzione alimentare locale e i mezzi di sussistenza”, “unico modo per evitare ulteriori perdite umane”, e ricorda che “il diritto all’alimentazione è un diritto umano fondamentale”.
Prima dell’inizio del conflitto, l’agricoltura rappresentava circa il 10% dell’economia di Gaza, con oltre 560.000 persone (circa un quarto della popolazione) che vivevano almeno in parte di produzione agricola, allevamento o pesca, secondo la Fao.
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