“Paesi di tutto il mondo sono determinati a usare ogni possibile misura diplomatica, economica e coordinata per riaprire lo Stretto di Hormuz”. Lo ha dichiarato la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, spiegando che oltre 40 Paesi si sono uniti nel tentativo di ripristinare il traffico nella strategica via marittima, di fatto quasi bloccata dall’Iran. Cooper, che ha ospitato una videochiamata con gli omologhi sul tema, ha condannato gli attacchi “sconsiderati” di Teheran contro la navigazione internazionale, accusando la Repubblica islamica di “cercare di prendere in ostaggio l’economia globale”. “Questi attacchi stanno incidendo sui tassi dei mutui e sui prezzi del carburante nel Regno Unito, così come sul carburante per aerei a livello globale, sui fertilizzanti destinati all’Africa e sul gas per l’Asia”, ha spiegato Cooper, ribadendo che il suo compito è “prendere decisioni nell’interesse nazionale del Regno Unito” e che “la cosa migliore per il costo della vita è che il conflitto finisca”. Tra le possibili misure, ha indicato anche la collaborazione con l’Organizzazione marittima internazionale per “garantire che le prime navi bloccate possano riprendere la navigazione”, mentre secondo le Nazioni Unite fino a 2.000 imbarcazioni restano ferme nel Golfo Persico.
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