“Gli americani faranno qualcosa. Tra pochi giorni o settimane. Trump ha parlato di ’20 giorni’ sull’Air Force One. Potremmo vedere, per esempio, una grande nave americana a Nuuk e soldati Usa in giro. Uffici economici statunitensi aperti per i groenlandesi. Ci sono molti modi diversi di ‘prendere’ la Groenlandia. Non deve essere drammatico come in Venezuela: può essere molto più silenzioso. E non credo che ci sarà resistenza da parte della Danimarca, della Nato o di chiunque altro. Non abbiamo il potere per farlo”. Così Marlene Wind, politologa, insegna Scienze politiche all’Università di Copenaghen. In un colloquio con il Corriere della Sera aggiunge: “Le offerte dagli Stati Uniti potrebbero essere supporto economico, infrastrutture, aiuti a cittadini e famiglie. C’è probabilmente una campagna in corso per spingere la Groenlandia a lasciare il Regno di Danimarca e unirsi agli Usa. Questa credo che sia la strategia. Esistono movimenti in Groenlandia che vogliono uscire dal Regno e la grande paura è che il processo acceleri. Ma non ci sarà alcuna vendita: la Groenlandia non è una colonia. È parte del Regno di Danimarca, con un autogoverno. Spetta ai groenlandesi decidere cosa vogliono e Copenaghen non lo impedirà”. Wind poi indica la strada: “Un’ultima possibilità potrebbe essere l’ingresso della Groenlandia nell’Unione europea, da cui è uscita nel 1985: se fosse parte dell’Ue sarebbe molto più difficile per gli Stati Uniti tentare un’annessione. Però il dibattito non è davvero iniziato. Forse è troppo tardi: avrebbe dovuto iniziare nel 2019, quando Trump ne parlò per la prima volta”.
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