“È facile sentire parlare oggi di post-umano, di umano aumentato. E c’è chi definisce persino la nostra come l’ultima generazione organica”. Così l’arcivescovo Vincenzo Paglia, promotore in Vaticano della ‘Rome Call for IA Ethichs’ e autore de ‘L’algoritmo della Vita’. In una intervista a La Stampa spiega su Intelligenza artificiale e armi biologiche: “Sì è il post-umano: la manipolazione del genoma per creare uomini robot, guerrieri potenziati. Hiroshi Ishiguro, esperto di robotica umanoide, sostiene che la prossima generazione sarà inorganica (al litio, al mercurio?). Nelle parole di Trump all’Onu c’è il pericolo che le tecnologie emergenti e convergenti, per il loro potere di potenziarsi a vicenda possano tecnologizzare l’uomo invece di umanizzare la tecnologia”. Paglia poi aggiunge: “È indispensabile che venga accolta la dimensione etica che in concorso con altre scienze umanistiche non lasci il primato assoluto alla tecnica che può essere così invasiva da modificare l’umano. Non è un caso che oggi, l’intelligenza artificiale abbia il suo massimo sviluppo nelle armi e nelle guerre. Basti pensare ai droni e alle armi automatiche che sfuggono al controllo umano. Per tutto lo sviluppo dell’Ai alla Pontificia Accademia per la Vita abbiamo coniato il termine algoretica da contrapporre a algocrazia (dittatura degli algoritmi). La tecnica non va privata dell’aspetto umanistico”.
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