A guerra nel Golfo in corso, nel primo trimestre, le pressioni sui costi interni dell’eurozona si sono attenuate, grazie al rallentamento della crescita di salari e profitti. Il tasso di crescita annuale del deflatore del Pil è sceso al 2,3% nel primo trimestre del 2026, rispetto al 2,6% del quarto trimestre del 2025. I margini di profitto hanno continuato a ridursi, indicando che i profitti hanno continuato a compensare l’aumento dei costi del lavoro. Lo riporta la Bce nei verbali dello scorso vertice di politica monetaria del 10-11 giugno. Dai documenti emerge che il Board conferma che “lo shock energetico non si è ancora ripercosso sui salari”: la crescita annuale dei salari negoziati è scesa al 2,5% nel primo trimestre del 2026, rispetto al 2,9% del quarto trimestre del 2025. Questo risultato è sostanzialmente in linea con l’indicatore salariale della Bce, che, insieme alle indagini aziendali sulle aspettative salariali, continua a indicare un rallentamento della crescita salariale nel corso dell’anno. Si prevede che la remunerazione per dipendente crescerà costantemente del 3,2% nel 2026, 2027 e 2028, il che implica un aumento dei salari reali in ciascun anno.
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