“Le aspettative di inflazione a lungo termine sono rimaste sostanzialmente ancorate, con solo un piccolo spostamento al rialzo nella compensazione dell’inflazione a cinque anni con scadenza a cinque anni”. Lo riporta la Bce nei verbali dello scorso vertice di politica monetaria del 10-11 giugno. Dall’inizio della guerra in Medio Oriente, spiega il documento, i rischi per le prospettive di inflazione a medio termine si sono spostati nettamente al rialzo. Secondo i prezzi delle opzioni neutrali al rischio, i mercati attribuivano una probabilità del 45% a un’inflazione superiore al 2,5%, in media, nei prossimi due anni. A titolo di confronto, la probabilità che l’inflazione fosse inferiore all’1,5% era stimata a meno del 15%. Anche i mercati dei tassi di interesse indicavano rischi al rialzo, ma l’incertezza relativa alla linea di politica monetaria si era attenuata nelle settimane precedenti l’attuale riunione e rimaneva meno pronunciata rispetto al picco inflazionistico del 2022-23. Pertanto, nonostante l’elevata incertezza sulle prospettive macroeconomiche, la funzione di reazione della Bce sembrava essere ben definita, riuscendo così a contenere la volatilità dei tassi.
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