“La seconda settimana della guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran ha visto il passaggio dalla guerra-lampo a quella d’attrito, rispettivamente sogno e incubo di ogni politico. Mettendo tutti davanti al fatto compiuto, il primo caso promette vantaggi a un costo minimo; rinviandone il conseguimento, il secondo logora il consenso e lascia spazio alle critiche. Il rapimento del presidente venezolano Maduro è l’esempio perfetto del primo caso; l’attacco all’Iran incarna il secondo”. Lo scrive Gregory Alegi, professore di Storia e Politica Usa alla Luiss, in un suo intervento su Il Sole 24 Ore. “Sulla carta, l’idea di decapitare il regime teocratico e oppressivo degli ayatollah sciiti con un colpo diretto alle sue fratture sembrava la quadratura del cerchio; in pratica, la tenuta del morale interno mette in crisi la distinzione tra regime e popolo, costringendo gli aggressori ad attaccare obiettivi difficili da ricondurre alla sfera militare o di regime. È una traiettoria quasi putiniana, in cui l’“operazione militare speciale’ si trasforma in guerra, erodendo quel consenso esplicito e implicito all’uccisione della Guida Suprema Alì Khamenei che era giunto da molte parti del mondo, in modo più o meno esplicito”, si legge ancora.
Nel settore ortofrutticolo si registra un calo dell’11,2% rispetto alla scorsa settimana per i prezzi…
"Continuo a ritenere che sul piano geopolitico l'Europa non abbia molto da guadagnare da una…
"Come gli altri paesi europei, aiutiamo le nazioni del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani,…
“La missione del Presidente del Consiglio nel Golfo rappresenta un momento di rilievo per le…
"La scelta della Presidente del Consiglio Meloni di visitare nelle prossime ore i leader dei…
Alla vigilia di Pasqua, dopo il consiglio dei ministri che vara il nuovo Dl Carburanti…