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Iran, ex negoziatore Moniz: Con Obama verifiche puntuali, memorandum invece è vago

“L’accordo reale è quello che dovrebbe essere prodotto in 60 giorni, anche se va notato che il memorandum di intesa è molto esplicito sulla possibilità di una estensione. Bisogna essere chiari: non abbiamo ancora un accordo sul nucleare. Il memorandum è in realtà un accordo commerciale sulle materie prime, che apre lo Stretto di Hormuz per rimuovere la pressione economica causata agli Stati Uniti, all’Iran, ai vicini e al mondo. E molti sono sorpresi per le concessioni fatte in cambio all’Iran: le dichiarazioni sul Libano, di cui Israele non è parte, le deroghe alle sanzioni per consentire la vendita del petrolio iraniano, l’apertura al rilascio di fondi iraniani e alla rimozione di tutte le sanzioni, mentre noi rimuovevamo solo quelle legate al nucleare”. Così Ernest Moniz, ex segretario per l’Energia di Obama, il principale negoziatore degli aspetti tecnici del Jcpoa, l’intesa che aveva portato al congelamento del programma nucleare di Teheran in cambio della sospensione delle sanzioni legate al nucleare. In una intervista a il Corriere della Sera spiega: “C’è anche una dichiarazione sorprendente sul ritiro delle forze americane dalle aree vicine. Non so che cosa significhi ‘vicine’ ma è sorprendente. E ovviamente resta aperto il tema del controllo di Hormuz nel lungo periodo. Si parla di un fondo per la ricostruzione da 300 miliardi e non dice se saranno investimenti o sovvenzioni e come verrà gestito il rischio finanziario. Per quanto riguarda il nucleare (le restrizioni, la verifica) l’accordo del 2015 era molto solido e conteneva esigenze di verifica che andavano molto al di là del passato: questo non viene menzionato esplicitamente nel memorandum”.
Moniz poi aggiunge: “Il Jcpoa in aggiunta alle verifiche, conteneva una clausola secondo cui l’Iran non poteva (in alcuni casi mai più) portare avanti attività per trasformare il programma nucleare in un’arma. Io penso che sia necessario includerla nel nuovo accordo e potrebbe essere molto difficile da negoziare. L’Aiea deve avere accesso a siti sospetti non dichiarati, siti nascosti, e non in linea di principio ma nei fatti. L’Iran fa parte del protocollo aggiuntivo dell’Aiea che consente l’accesso ad ogni sito: circa cento Paesi vi aderiscono. Quello che aggiungemmo noi è che, se l’Aiea avesse chiesto accesso ai siti non dichiarati, l’Iran avrebbe dovuto garantirlo entro 24 giorni. Trump ha detto che dobbiamo ottenere ispezioni a sorpresa: immagino voglia dire quello che ho appena detto io. L’Iran lo accetterà? Non lo so ma è un punto molto difficile e importante”.

redazione

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