Meloni: “Non intendo alimentare confronto con Trump. Politica estera non è Temptation Island”

Giorgia Meloni chiede pubblicamente una tregua a Donald Trump. Non ha intenzione, giura, di alimentare “il confronto”. La premier si dice “sinceramente colpita” dal comportamento del presidente americano, ma non intende rompere l’asse Roma-Washington.

Per questo i suoi non mancheranno alle celebrazioni per il 4 luglio a Villa Taverna. La prima ministra difende la scelta fatta a caldo dal vice Antonio Tajani di annullare la missione a Miami per il business forum Italia-Usa, ma il governo non mancherà di rispetto, spiega intervistata a ‘Il giorno della Verità’, all’ambasciatore Tilman Joseph Fertitta “che è una personalità che lavora molto per mantenere saldi i rapporti tra Italia e Stati Uniti”: “Non cambio idea su quanto sia importante mantenere solido il rapporto tra Stati Uniti ed Europa”, ribadisce.

Nessun contraccolpo economico, secondo la presidente del Consiglio, seguirà agli screzi con Trump: “Mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti vadano ben nelle ultime settimane e anche negli ultimi mesi tanto a livello istituzionale quanto a livello economico”, rileva, ricordando che l’export italiano è cresciuto nonostante i dazi americani, “a dimostrazione che i nostri prodotti sono molto ben recepiti dai consumatori americani”.

Insomma, l’intenzione è quella di riportare i termini della politica estera alla “profondità” in cui devono stare: “Delle volte noi veramente parliamo di politica estera come se fosse Temptation Island”, ironizza Meloni, commentando i tantissimi meme che hanno invaso i social negli ultimi giorni e che raffigurano i due leader seduti al falò di confronto della trasmissione televisiva. “La politica estera è una cosa più complessa di questo”, scandisce.

Sul negoziato tra Usa e Iran si dice “abbastanza ottimista”, nonostante sia “complesso”: “Penso che il nostro non debba essere un ottimismo statico, dobbiamo dare mano sul piano diplomatico e dando la disponibilità per una missione”.

La linea di Roma su Teheran non cambia: “Non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere, i termini dell’accordo su questo devono essere chiari. Nessun paese della regione – ha aggiunto – può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo”.

Ma la questione che sta più a cuore a Meloni è quella della libertà di navigazione: “Abbiamo visto come la chiusura di Hormuz abbia impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino navigazione, non solo per lo snodo che Hormuz rappresenta ma anche per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta”. Se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani, avverte, “ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma. È la ragione per cui abbiamo dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte”.

In casa, la prima ministra si impegna ad arrivare all’approvazione definitiva della legge delega sul nucleare civile prima della pausa estiva. Il Governo, intanto, sta già lavorando ai decreti attuativi: “Non voglio perdere neanche un giorno”, afferma Meloni, rimarcando che al termine della legislatura manca poco più di un anno: “Vorrei arrivare alla fine avendo offerto all’Italia concretamente una cosa che io considero estremamente importante. Perché il nucleare ci consente di essere indipendenti in un tempo nel quale abbiamo capito quanto sia pericoloso dipendere dagli altri, quanto sia pericoloso e perché consente alle nostre aziende di competere ad armi pari”.

mariaelena.ribezzo

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