“Creare una serie di infrastrutture capaci di mettere tutta l’economia dell’area in una situazione meno dipendente non solo dallo stretto di Hormuz ma anche dai passaggi nel Mar Rosso dallo stretto di Bab el Mandeb e da Suez, passaggi ostacolati dalla presenza degli Houthi (una delle proxy iraniane) in Yemen, consentirebbe di dare corpo all’idea di un network di infrastrutture lungo un corridoio di scambi e sviluppo da Mumbai ad Haifa fino all’Europa Occidentale passando per la penisola arabica. Un’alternativa alla Via della Seta promossa da Pechino e alla dorsale Golfo-Iran-Russia-Artico a cui da tempo lavora il Cremlino”. Lo scrive su Piazza Levante Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. “L’obiettivo di questa visione è trasformare il Medio Oriente in un polmone della crescita globale posizionato tra il motore dell’India e i mercati di Europa e Nord America, creando condizioni di pace tra Paesi arabi e Israele basate sulla crescita e sulla cooperazione economica – si legge ancora -. È facile comprendere come tutto ciò ridia un enorme ruolo al Mediterraneo e in particolare all’Italia”.
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