Pil, il Sud cresce più del resto d’Italia (+0,6%). E produce anche più occupazione (+1,5%)

Il Sud ingrana una marcia in più. A confermarlo sono anche le stime preliminari dell’Istat, che certificano una crescita generalizzata del Pil nelle varie aree geografiche del Paese, ma con un lieve vantaggio del Meridione.

Entrando nel dettaglio dei dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica, lo scorso anno la dinamica del Prodotto interno lordo è stata “moderatamente positiva e sostanzialmente omogenea” nelle diverse ripartizioni territoriali del Paese. La crescita è alla stessa percentuale, lo 0,5, sia nel Nord-ovest che nel Nord-est, ma anche nell’area del Centro Italia. Il dato cresce, seppur di un punto, al Sud, che registrato un incremento dello 0,6 percento. Andando nello specifico dei settori, invece, gli incrementi più marcati si sono verificati nel campo delle costruzioni, che al Nord-ovest crescono del 4,1%, seguito a stretto giro dal centro con +4%. Al Nord-est, invece, è il commercio a far registrare le performance migliori, con un aumento del 2,7 percento.

Il Sud è davanti anche per quel che riguarda l’occupazione a livello nazionale. Nelle regioni meridionali, infatti, l’incremento è dell’1,5%, collocandosi sul gradino più alto del podio. Alle spalle c’è il centro Italia con +1,1 percento. Risulta, invece, più contenuto l’aumento degli occupati nelle regioni settentrionali: al Nord-ovest +0,9% e al Nord-est +0,8.

I numeri raccolti dall’Istat, dunque, sono in linea con quelli presentati solo pochi giorni fa dallo Svimez, dai quali emerge che per il quarto anno consecutivo il Sud Italia cresce più della media nazionale, che comunque resta al di sotto della media Ue. I dati a consuntivo del 2025 dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno registrano un Pil delle regioni meridionali aumentato dello 0,7%, rispetto allo 0,5% del Centro-Nord, anche se il tasso di crescita è inferiore al 2024, quando toccò l’1%. Per l’agenzia, la crescita maggiore del Sud per quattro anni di seguito non si registrava “dal boom economico del dopoguerra”.

Ora arriva la conferma anche dall’Istat di questo trend positivo. La strada resta comunque lunga, ma i segnali che il sentiero sia quello giusto sembrano esserci tutti. La prova principale sarà la fase post Pnrr, con il piano di investimenti che scadrà martedì prossimo, 30 giugno. Quello sarà il vero test per capire se la pagina è stata voltata definitivamente.

Nel frattempo i dati accendono il dibattito politico. Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, “il report Istat conferma che il Mezzogiorno rappresenta uno dei principali motori della crescita economica nazionale“, dimostrando che “le politiche di rilancio e sviluppo stanno producendo risultati concreti. La crescita è diffusa nei principali settori produttivi: agricoltura, industria e servizi registrano incrementi del valore aggiunto al di sopra della media nazionale“. Sbarra è soddisfatto anche sul fronte occupazione: “Cresce a un tasso maggiore delle altre aree del Paese e si mantiene ai livelli più alti dall’inizio delle rilevazioni“.

La pensano allo stesso modo in Fratelli d’Italia, che tesse le lodi delle politiche messe in campo dall’esecutivo. Diametralmente opposta, invece, la valutazione dell’opposizione: “Insolazione totale per i colleghi di FdI, comprensibile con queste temperature – ironizza Elisa Pirro, capogruppo M5S in commissione Bilancio al Senato -. Provare a enfatizzare il +0,5% del Pil 2025 dell’Italia, e al suo interno il +0,6% del Mezzogiorno, peraltro tenuto a galla dai cantieri del Pnrr lasciato in dote dal Governo Conte, è proprio il classico colpo di sole“. La parlamentare M5S ricorda che “l’Italia nel 2025 ha chiuso al terzultimo posto nell’Ue per crescita, stessa posizione stimata per il 2026 dalla Commissione Ue, per poi finire all’ultimo posto nel 2027” e “nel 2026 invece siamo collocati direttamente all’ultimo posto del G20“.

dario.borriello

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