“Il carattere mercuriale del presidente Donald Trump impedisce di fare previsioni concrete. Ma penso che anche questo scontro rientri nell’ambito di un conflitto a bassa intensità e si concluderà a breve. Ennesima disputa nata dai termini troppo vaghi del memorandum d’intesa”. Così Joshua Landis, analista a capo del Center for Middle East Studies dell’Università dell’Oklahoma, in una intervista a Repubblica. “La principale richiesta iraniana per arrivare alla firma del Memorandum era stata quella di controllare il traffico sullo Stretto mentre si negoziava. Gli americani hanno invece iniziato ad indirizzare le navi verso il lato omanita di quel collo di bottiglia, privando gli iraniani di ogni controllo: gli ayatollah l’hanno considerata una violazione degli accordi e hanno attaccato, perché vogliono che tutti i mercantili in transito si registrino presso di loro”. Lo scopo è “tenere ostaggio lo Stretto è l’unica vera forma di deterrenza che hanno. In passato avevano Hezbollah e il regime siriano di Assad che minacciava l’equilibrio della regione, attaccando Israele. Con un nuovo governo siriano così dialogante con gli Stati Uniti, e con Hezbollah indebolito, gli resta solo lo Stretto: come abbiamo già visto, bloccarlo può mettere in ginocchio l’economia mondiale. Sanno che funziona: Trump ha firmato il memorandum per quello e la situazione non è cambiata. Se gli americani non trovano una situazione reale per rovesciare il regime — e finora non l’hanno trovata — spareranno qualche colpo e poi torneranno a discutere basandosi sullo stesso memorandum d’intesa”.
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