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Iran, Nobel Heckman: Stretto riaperto? Resta incognita di nuovi pedaggi

“JD Vance, che ha partecipato alla riunione di domenica notte, continua a presentarla come una vittoria americana. Ma si tratta dell’opposto”. Così James Heckman, dal 1973 professore all’University of Chicago dopo il PhD a Princeton nel ‘71, premio Nobel per l’economia nel 1990, in una intervista a Repubblica. L’accordo con l?iran per lui ha molti punti deboli: “Innanzitutto i 60 giorni concessi per negoziare. Per quanto prorogabili, sono pochi rispetto alla complessità dei problemi. C’è l’imprevedibilità dei protagonisti: gli americani, gli iraniani, per non parlare di Israele. C’è poca chiarezza sui termini finanziari, a partire dal momento in cui l’Iran potrà ricominciare a vendere petrolio. Quanto ai beni congelati, le verifiche saranno lunghe e complesse. E ancora: il fondo fantasma di 300 miliardi per la ricostruzione, tutti privati perché Trump, come per l’Ucraina, ha detto che l’amministrazione non ci mette un centesimo. Dunque, parliamo di compagnie europee, sudcoreane, giapponesi, anche americane, purché private. Non solo, il presidente ha aggiunto che neanche ai Paesi del Golfo chiederà alcun impegno. E se l’amministrazione volesse metterci qualcosa, servirebbe l’approvazione del Congresso, al momento improbabile”. E ancora: “Trump ha parlato di investimenti privati nell’energia, nella logistica, nella manifattura, nei trasporti. Ha detto che per metà sono già coperti, ma non ha fatto neanche un nome di azienda. Si ripete lo scenario-Venezuela, anzi peggio perché non c’è una classe dirigente ‘amica’ di riferimento come a Caracas. L’unico contratto in Venezuela è della Exxon, finanziatore elettorale di Donald Trump”. Infine c’è la grana Hormuz: “Le navi sono riluttanti perché c’è il pericolo che gli iraniani impongano presto o tardi qualche tassa di passaggio, o assicurazione obbligatoria. Serviranno mesi per smaltire il traffico e ancora di più perché vengano ripristinate le riserve strategiche. L’Oklahoma, Stato petrolifero per eccellenza, è sotto i livelli di guardia, e così tutto l’Occidente”.

redazione

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