Il dipartimento di Stato ha inviato un cablogramma alle ambasciate Usa all’estero chiedendo supporto per una coalizione chiamata Maritime Freedom Construct per ripristinare la navigazione nello Stretto di Hormuz e il portavoce del segretario di Stato Usa, Thomas Pigott, spiega a Il Corriere della Sera: “Questo ci riporta al principio guida secondo cui non va normalizzato che un Paese possa decidere quali altri Paesi possano usare una via marittima internazionale. E il segretario di Stato ha detto alla stampa in Italia che è qualcosa su cui possiamo essere d’accordo. Ma un punto che riguarda l’Italia e altri Paesi è che, se possiamo essere d’accordo, dovremmo trovare il modo per assicurarci di tener fede a quel principio. Che cosa faremo per assicurarci che un Paese non possa decidere chi usa una via marittima internazionale?”. Poi aggiunge sul ruolo che potrà avere l’Onu: “Uno dei punti presentati dal segretario di Stato e dall’ambasciatore Waltz è che vogliamo che le Nazioni Unite tornino ai fondamentali e che facciano quindi le cose per le quali sono state create: essere quel forum in cui possiamo trovare soluzioni e difendere certi principi se necessario. Nel caso di una dichiarazione chiara che dica che un Paese non può decidere chi usa una via marittima internazionale, ci aspetteremmo che l’Onu agisse e dichiarasse che non può accadere. È quello che viene chiesto qui ed è anche fondamentalmente un test per le Nazioni Unite”.
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