“Tra le cause principali c’è la questione israelo-palestinese, che destabilizza l’intera regione. Con regolarità ogni pochi anni Israele provoca guerre, tragedie e morti, si mette al di sopra delle leggi internazionali. L’Iran da molto tempo ormai si pone come difensore della causa palestinese e ciò ha condotto sia alla guerra del giugno 2025 che a quest’ultima. Purtroppo gli Stati Uniti si sono lasciati trascinare in un nuovo attacco, ma ancora non è chiaro con quale obiettivo: oscillano tra il cambio di regime, la distruzione del materiale atomico e dei missili, oppure la sconfitta degli alleati dell’Iran. Resta il problema che siamo tutti coinvolti”. Così il premier iracheno Mohammed Shia al-Sudani in una intervista a Il Corriere della Sera. Di fronte all’ipotesi che Donald Trump possa distruggere il sistema energetico iraniano se Teheran non smette gli attacchi nel Golfo e non apre Hormuz, dice: “È una pericolosa spirale di violenza. L’Iran a sua volta promette che reagirà. E a essere colpite ancora di più saranno le infrastrutture energetiche in tutta la regione”.
In Iraq ci sono gruppi armati estremisti sciiti filo-Teheran che sparano sulle basi americane e della coalizione internazionale alleata, tra cui quella italiana. Mohammed Shia al-Sudani replica: “Il nostro esercito e gli apparati di sicurezza nazionali lavorano assieme per mettere sotto controllo qualsiasi tipo di violenza illegale. In verità le nostre forze regolari sono riuscite a prevenire un grande numero di attacchi. C’è stata anche un’azione politica efficace per neutralizzarli sul nascere e per fermare chi li finanzia. Però la situazione è davvero complicata in Iraq e ha le sue radici nel periodo in cui questi gruppi furono fondati per combattere il terrorismo del sedicente Stato Islamico a fianco degli americani. Dopo la fine dell’Isis abbiamo lavorato anche con la coalizione internazionale per scioglierli. Sappiamo che alcuni di loro vedono la presenza delle truppe straniere come un’occupazione dell’Iraq. Anche per questo motivo, con gli alleati abbiamo deciso adesso di anticipare la fine della coalizione internazionale, che avrebbe dovuto proseguire sino al settembre 2026. Una volta che non ci saranno più contingenti militari stranieri sul suolo iracheno sarà allora più semplice sciogliere gli elementi armati di questi gruppi sciiti”.
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