“Siamo solo ai primi capitoli di questo libro sull’Iran. Non siamo alla fine, dobbiamo ancora vedere come si conclude”. Così Anthony Ruggiero, senior fellow presso lo Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council, in una intervista a Repubblica. “Penso che i negoziati siano uno sforzo per attuare il memorandum d’intesa. L’obiettivo, per entrambe le parti, è arrivare a un equilibrio che consenta di proseguire con negoziati più approfonditi. Per gli Stati Uniti questo significa il dossier nucleare e ciò che gli iraniani sono disposti ad accettare. Per l’Iran significa l’alleggerimento delle sanzioni, un accesso più ampio ai beni congelati, la disposizione delle forze militari e altri rapporti regionali. Ma siamo ancora nelle fasi iniziali”. E ancora: “Il programma nucleare iraniano è sostanzialmente l’ombra di se stesso rispetto a un anno fa, dopo l’operazione militare ‘Midnight Hammer’ e i successivi attacchi di quest’anno. Durante l’amministrazione Obama, l’Iran aveva un programma attivo di arricchimento dell’uranio e le centrifughe erano operative. Ora non sta accadendo nulla di tutto questo, specie per la decisione del presidente Trump. Per questo adesso Washington è concentrata sul ripristino dello Stretto di Hormuz e poi su negoziati più tecnici e dettagliati sul programma nucleare nei prossimi 60 giorni, o anche oltre”. L’Iran rivendica un ruolo nella gestione di Hormuz: “Il segretario di Stato Rubio lo ha detto nel modo giusto: questo è un corso d’acqua internazionale e, come altri corsi d’acqua internazionali, dovrebbe essere aperto e libero alla navigazione. Gli iraniani non hanno realmente alcun diritto di imporre una tariffa o creare una sorta di sistema di pedaggio. Se ci sarà un alleggerimento delle sanzioni e se otterranno accesso ai fondi congelati, questo sarà probabilmente un incentivo economico sufficiente perché superino la prima fase di attuazione”.
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