“Nei primi dieci mesi del 2025 il prezzo medio in Italia è stato pari a 116 euro al MWh, contro gli 87 in Germania, i 65 in Spagna e i 61 in Francia. Rispetto a Usa e Cina, da noi l’energia costa dalle tre alle cinque volte di più. L’alto costo dell’energia erode i margini delle imprese e la loro capacità di autofinanziarsi e patrimonializzarsi. Ne risentono la propensione agli investimenti e la competitività dei prezzi di prodotti finali e servizi. L’Associazione sollecita misure immediate che non incidano sui saldi di bilancio”. E’ la posizione di Confindustria, espressa dal direttore generale, Maurizio Tarquini, durante l’audizione davanti alle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato sulla legge di Bilancio 2026. Serve “un provvedimento che metta in pista nuovi strumenti basati su contratti a lungo termine per energia rinnovabile; disaccoppiamento dei prezzi dell’elettricità da quelli del gas; eliminazione dello spread Ttf/Psv che pesa per due miliardi l’anno sulle bollette di famiglie e imprese; riduzione degli oneri generali di sistema attraverso meccanismi di cartolarizzazione, dato che pesano per un 40% sul costo delle bollette elettriche a carico di famiglie e imprese, pari a 10 miliardi l’anno. Il problema non è più rinviabile, se vogliamo creare le condizioni per tornare a crescere e innovare in modo strutturale. L’urgenza delle misure sui costi dell’energia è data anche dal fatto che non impattano sui saldi di bilancio e richiedono unicamente la volontà di agire”.
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