“Ormai da tempo siamo diventati la seconda la seconda potenza industriale europea e, con questo governo, la quarta potenza commerciale mondiale, cosa che non va sottovalutata. Io non sono certamente uno statalista, non credo che lo Stato debba intervenire, lo dico sempre in maniera molto chiara, che sono contro le tasse sugli extraprofitti, anche perché è una parola da Unione Sovietica, mi fa ricordare le sovrastrutture”. Lo dice il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, all’assemblea dell’Unione industriali di Napoli. “Non appartiene alla mia cultura, non esiste né in economia né in diritto l’extraprofitto, esiste il profitto e il profitto è giusto che sia tassato come tutto il resto, ma l’extraprofitto non esiste – continua -. Questo non significa che le imprese, siano esse bancarie o energetiche, non debbano dare un contributo. Ma è il modo con il quale si dà il contributo. Perché se lo imponi, con una cultura sovietica, statalista, puntando sull’extraprofitto è una cosa; se coinvolgi l’impresa, sia essa bancaria o energetica, in un progetto di crescita nazionale è un’altra cosa. Non spaventi il mercato, anzi favorisci gli investimenti e hai a sostegno del governo un mondo imprenditoriale di grande importanza. Quindi, da questo punto di vista, la mia posizione è molto chiara: lo Stato deve accompagnare e dare buone regole”.
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