Scende al 13,3% la quota di giovani italiani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano percorsi di istruzione o formazione, i cosiddetti Neet. Nel 2025 la percentuale diminuisce di 1,9 punti rispetto all’anno precedente, con la flessione più marcata nel Mezzogiorno, dove il calo raggiunge 3,1 punti. Prosegue così la riduzione del fenomeno e si restringe la distanza dalla media europea. È quanto rileva l’Istat nel rapporto sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali. Il divario con la Ue27 si attesta a 2,3 punti, rispetto ai 4,1 del 2024 e ai 10 punti del 2021. La quota italiana, pari al 13,3%, è ormai vicina a quella francese (12,7%), ma rimane superiore ai valori di Spagna (11,5%) e Germania (9,5%). La media europea è dell’11%. La componente dei Neet è eterogenea per livello di istruzione: il 34,1% possiede al massimo un titolo secondario inferiore, il 54,1% è diplomato e l’11,8% ha conseguito un titolo terziario. Si tratta soprattutto di giovani tra i 25 e i 29 anni, che rappresentano il 50,8% del totale. Il fenomeno è più diffuso tra le donne, soprattutto se madri, tra gli stranieri e tra i residenti nel Mezzogiorno.
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