“Niscemi è diventata la frana più vasta d’Italia, superando quella del Tessina nell’arco alpino. Un disastro annunciato. Dobbiamo acquisire la consapevolezza che siamo il Paese europeo delle frane: sulle circa 750mila censite in tutta l’Unione, ben 620.808 sono entro i nostri confini. Nell’ultimo secolo ne abbiamo avute 17mila importanti, con 5.939 morti, e abbiamo speso in media 1,2 miliardi annui. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze”. Così Erasmo D’Angelis, uno dei massimi esperti italiani di dissesto idrogeologico, già sottosegretario alle Infrastrutture nel Governo Letta e responsabile della struttura di missione Italia Sicura negli Esecutivi Renzi e Gentiloni. In un colloquio con Il Sole 24 Ore aggiunge: “Per fragilità l’Italia è un unicum al mondo. Bisogna adottare un programma per la messa in sicurezza del territorio che eguagli, per coraggio finanziario e coesione politica, il piano Marshall e il piano Casa di Fanfani”.
D’Angelis e l’economista Mauro Grassi, presidente e direttore della Fondazione Ewa (Earth and Water Agenda), lo hanno già disegnato e lo dettagliano nel volume ‘Fuori dalle emergenze’: “Il Piano nazionale di prevenzione civile e di rafforzamento del sistema idrico nazionale che propongono, in un orizzonte temporale di 15 anni, richiederebbe un investimento di circa 435 miliardi di euro, con un volume aggiuntivo di risorse rispetto a quelle già oggi mediamente impegnate di circa 300 miliardi. Un viaggio al ritmo di 29 miliardi di euro l’anno. Più dell’intera legge di Bilancio per il 2026”.
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