“Un incidente alla centrale di Zaporizhzhia rientrerebbe nel terzo scenario previsto dal nostro piano nazionale di emergenza, quello riferito ai Paesi extraeuropei. L’Italia non avrebbe dunque bisogno di misure dirette di protezione della popolazione, come la iodoprofilassi, ma di attivare le misure indirette previste per gli eventi più lontani dai nostri confini. La distanza ci aiuta”. Lo dice al Sole 24 Ore Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile. “L’obiettivo della direttiva 2013/59 Euratom, recepita con il Dlgs 101/2020, era consentire a ogni Paese di proteggersi da incidenti di tipo impiantistico. Nel nostro caso, non avendo centrali nucleari, è stato quello di costruire un sistema di protezione da eventi che accadono oltrefrontiera”, precisa Curcio.
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