I margini delle società minerarie aurifere hanno raggiunto un record di 3.076 dollari per oncia nel primo trimestre del 2026, in aumento del 134% su base annua, nonostante i costi complessivi di produzione siano saliti del 16% a 1.785 dollari l’oncia. È quanto emerge dall’analisi di Oliver Blagden, analista del World Gold Council (Wgc). L’aumento dei costi è il 28esimo consecutivo su base annua. Tra i principali fattori che hanno spinto i costi figurano le royalty, aumentate del 24% rispetto al trimestre precedente e dell’85% su base annua. Il loro peso sui costi operativi medi è raddoppiato in cinque anni, passando dal 6% del primo trimestre 2021 al 12% del primo trimestre 2026. L’impatto delle royalty è stato particolarmente forte nei Paesi che hanno adottato sistemi legati al prezzo dell’oro. Il Ghana ha introdotto a marzo una scala mobile che può portare l’aliquota al 12% quando il prezzo supera i 4.500 dollari l’oncia. In Burkina Faso e Mali sono in vigore sistemi analoghi con aliquote più elevate al crescere delle quotazioni. Nella miniera Essakane di Iamgold in Burkina Faso, i costi delle royalty sono aumentati del 220% su base annua, arrivando a rappresentare il 35% dei costi cash.
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