Lo shock energetico causato dalla chiusura dei transiti petroliferi globali dallo Stretto di Hormuz si è già riflesso su economie globali, imprese e famiglie. Secondo l’ultimo report dell’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie), gli utenti finali stanno riducendo i consumi di greggio e si prevede ora che la domanda globale di petrolio si contragga di 2,4 milioni di barili al giorno su base annua nel secondo trimestre del 2026 e che diminuisca di 420.000 barili al giorno per l’intero anno, 1,3 milioni di barili al giorno in meno rispetto alle nostre previsioni pre-conflitto. Per ora, spiega l’Aie, le perdite più consistenti si registrano nel settore petrolchimico, dove la disponibilità di materie prime sta diventando sempre più limitata. Anche l’attività aeronautica si mantiene “ben al di sotto dei livelli normali”, contribuendo ad attenuare in parte la pressione sui prezzi del carburante per aerei, che erano quasi triplicati dopo l’interruzione delle esportazioni dal Medio Oriente. “Prezzi più elevati, un contesto economico in deterioramento e misure di contenimento della domanda peseranno ulteriormente sul consumo globale di petrolio”, ricorda l’Agenzia legata all’Ocse.
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