A maggio, i ricavi mensili derivanti dalle esportazioni di combustibili fossili della Russia hanno registrato un calo del 3% su base mensile, attestandosi a 565 milioni di euro al giorno, il livello più basso dall’invasione. Lo rileva il Crea, Centro internazionale di ricerca per l’Energia e l’Aria pulita, secondo cui il calo dei ricavi si è verificato nonostante un aumento del 4% su base mensile dei volumi di esportazione. In particolare, i ricavi derivanti dal trasporto marittimo di petrolio greggio sono diminuiti dell’8% su base mensile, attestandosi a 176 milioni di euro al giorno, il livello più basso da gennaio 2024. Nel frattempo, anche i volumi delle esportazioni sono diminuiti del 3% a maggio.
I ricavi russi derivanti dal trasporto di petrolio greggio tramite oleodotto sono rimasti in calo dell’8% su base mensile, attestandosi a 59 milioni di euro al giorno, nonostante i volumi siano rimasti stabili.
I ricavi russi derivanti dal Gnl sono rimasti stabili a 40 milioni di euro al giorno, mentre i volumi sono aumentati del 7%, mentre quelli da gasdotto sono scesi del 7%, attestandosi a 51 milioni di euro al giorno; anche il volume delle esportazioni di gasdotto è diminuito del 3%.
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