Goldman Sachs e Morgan Stanley vedono entrambe il Brent a 80 dollari al barile nel quarto trimestre: una riduzione rispettivamente di 10 e di 15 dollari dai precedenti target. Lo riporta Il Sole 24 Ore che però accende il faro su una criticità. Tra i nodi principali – si legge – spicca quello delle scorte, che il mondo ‘brucia’ a ritmi da primato da quando è iniziata la guerra e che continuerà a bruciare, finché le forniture dal Golfo Persico non torneranno a fluire quanto meno in volumi consistenti e regolari, se non a pieno regime: un traguardo che ora si comincia ad intravvedere, ma che non potrà essere raggiunto in tempi rapidi. Gli analisti – inclusi quelli che stanno ritoccando al ribasso le previsioni di prezzo – concordano nel ritenere che ci vorranno diverse settimane solo per rivedere normali condizioni di transito a Hormuz. L’emorragia di scorte è quindi destinata a continuare – prosegue il quotidiano di Confindustria -. E quando finalmente si sarà arrestata bisognerà comunque tornare a riempire i depositi, attività che comporterà una domanda aggiuntiva consistente, destinata a sostenere i prezzi: su scala globale bisognerà “mettere via” almeno un milione di barili di greggio al giorno nei prossimi 2-3 anni, prevede Dan Pickering, fondatore e chief investment officer di Pickering Energy Partners.
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