“Sul piano congiunturale, l’economia italiana mostrava segnali positivi prima del conflitto – inflazione contenuta all’1,5%, consumi e PIL in crescita e occupazione ai massimi – ma le tensioni energetiche legate alla guerra rischiano di ridurre il reddito disponibile e i consumi: nel biennio 2026-2027, la perdita stimata arriva fino a 963 euro per famiglia nello scenario più negativo, con effetti su crescita e occupazione. E le stime di crescita, sempre nello scenario peggiorativo, sono di appena +0,3% per il 2026 e +0,4% per il 2027. Il quadro complessivo resta, dunque, improntato a una sostanziale incertezza e con una forte preoccupazione: senza interventi strutturali su fisco, lavoro, competenze e qualità della contrattazione, il rischio è quello di un nuovo decennio di stagnazione, con effetti permanenti su crescita, occupazione e coesione sociale. Prospettiva che l’Italia non può certo permettersi”. E’ quanto si legge nell’analisi dell’ufficio studi di Confcommercio presentata a Villa Miani a Roma.
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