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Rinnovabili, Energy Institute: Sono in crescita ma fossili restano prima fonte

Per la prima volta le rinnovabili superano ogni altra fonte come motore di crescita dell’offerta energetica mondiale. Il sorpasso storico emerge dall’ultima edizione della Statistical Review of World Energy dell’Energy Institute, che ogni anno fornisce misurazioni e prospettive sul settore a livello mondiale e che per il 2026 è presentata in Italia in esclusiva su La Stampa. Il rapporto – si legge – evidenzia inoltre percorsi di transizione sempre più diversi tra le regioni, e una domanda record trainata dai data center che, per la prima volta entrano nelle misurazioni dell’istituto. “L’energia è al centro dell’agenda politica ed economica mondiale – spiega il presidente dell’istituto Andy Brown alla pubblicazione dello studio – sarà prioritario adattarsi alle esigenze di sicurezza, accessibilità economica e sostenibilità”.
Nel complesso, il consumo elettrico dei data center nel 2025 ha raggiunto 788 terawattora, il 40% concentrato negli Stati Uniti, dove il comparto pesa il 6,6% della domanda elettrica nazionale contro il 2,4% della media mondiale. La crescita è stata del 20% a livello globale e del 25% negli Stati Uniti. “Questi risultati – dice Nick Wayth Fei, Chief executive dell’Energy Institute – sottolineano l’urgenza di accelerare su efficienza, elettrificazione e investimenti nelle tecnologie pulite a livello globale”.
Nel 2025 la fornitura totale di energia (Tes) ha superato per la prima volta i 600 exajoule, +1,7% sul 2024 – il secondo anno consecutivo in cui tutte le principali fonti hanno toccato massimi storici. Le rinnovabili sono state la principale risorsa di crescita, con il solare che ha superato l’eolico nella generazione elettrica mondiale (8,7% contro 8,4%), avvicinandosi al nucleare (8,8%). Lo stoccaggio a batteria è cresciuto del 66%, con la Cina che ha più che raddoppiato la propria capacità.
I combustibili fossili restano dominanti, all’86% della fornitura totale. Le emissioni globali di CO2 sono salite dell’1,1%, a 35.806,2 milioni di tonnellate, con gli Stati Uniti a +3,2%, quattro volte la crescita cinese, trainati da un balzo del 13% nella generazione a carbone. Le Americhe producono ora il 20% di petrolio in più del Medio Oriente, un capovolgimento rispetto a vent’anni fa. Ma l’Europa rimane il maggior importatore al mondo, anche se l’invasione Russa dell’Ucraina nel 2022 ha inferto un’accelerazione al mix energetico verso risorse verdi.

redazione

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