I ricavi russi dalle esportazioni di combustibili fossili resistono alla flessione dei volumi, ma sotto la media complessiva si muovono dinamiche molto diverse tra petrolio, gas e carbone. A settembre Mosca ha incassato 625 milioni di euro al giorno, un valore sostanzialmente stabile rispetto ad agosto nonostante una riduzione del 6% dei volumi esportati. È quanto emerge dall’analisi mensile del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), che monitora i flussi commerciali russi e l’impatto delle sanzioni. A pesare è soprattutto il calo del greggio: i ricavi sono scesi dell’8% mensile, a 339 milioni di euro al giorno, mentre i volumi sono diminuiti dell’11%. Le entrate dalle esportazioni marittime di prodotti petroliferi sono invece salite del 6%, a 83 milioni al giorno, ma restano al secondo livello più basso dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Al contempo, i ricavi dai carichi di Gnl scaricati nei porti di destinazione sono aumentati del 68% rispetto ad agosto, a 75 milioni di euro al giorno, il livello più alto da gennaio 2023. I volumi scaricati sono cresciuti del 48%. In aumento anche gli introiti dal gas via gasdotto, saliti dell’8% a 71 milioni al giorno, mentre i ricavi dal carbone sono diminuiti del 12%, a 58 milioni.
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