Il documento tocca anche il dossier dei minori ucraini trasferiti in territorio russo. L’ambasciatore contesta la narrazione del “mito dei bambini deportati”, osservando che molti dei nominativi ricevuti riguardano casi differenti (tra cui maggiorenni, minori con genitori e persone residenti nell’Unione europea) e sottolineando che i casi complessi vengono esaminati direttamente da responsabili russi e ucraini, talvolta con la partecipazione di rappresentanti della Santa Sede.
Al centro della parte conclusiva vi è il ruolo della diplomazia e, in particolare, il contributo della Santa Sede. Soltanovsky esprime apprezzamento per il lavoro della diplomazia vaticana e per l’impegno del cardinale Matteo Zuppi nel mantenere aperti canali di comunicazione e iniziative umanitarie, ribadendo che una soluzione stabile può essere raggiunta solo per via politico-diplomatica.
Nelle conclusioni, l’ambasciatore richiama il valore della pace come “strada lunga, fragile, spesso impopolare”, ma la definisce l’unica via “degna dell’Europa e rispettosa della sofferenza” già imposta dal conflitto a troppe persone.
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