“Putin ripete che sta vincendo per andare avanti, pian piano l’Ue sta capendo che è un bluff”. Così Garry Kasparov, ex campione di scacchi e dissidente. In una intervista a La Stampa spiega come sta la società russa alla vigilia del quarto anno di guerra: “È difficile a dirsi perché dall’80 al 90% dei russi rifiuta di rispondere ai sondaggi per paura delle conseguenze. Possiamo solo analizzare dei dati parziali. Di certo nel 2022 una cifra enorme, tra uno e tre milioni, ha cercato di emigrare. Immagino che, tragicamente, la maggioranza viva la guerra come inevitabile, una realtà dura da accettare ma ancor più da criticare dal momento che viene servita come pane quotidiano dall’asilo fino al college in fabbrica e che è necessario farci i conti, essere integrati nella sua economia”.
Kasparov aggiunge che “la guerra è uno strumento del regime e come tale ha il pieno sostegno degli apparati statali, ma mi stupirei se l’appoggiasse più del 30% della popolazione. Il peggiore errore dell’occidente è guardare al campo di battaglia e ai risultati bellici ottenuti finora anziché alla narrativa. Il popolo russo non ha mai reagito all’esito delle guerre. Putin dice che andrà avanti finché vincerà, ragion per cui ripete che sta vincendo e non la partita per l’Ucraina ma quella per restaurare l’impero: sa di poter perdere milioni di uomini ma non la fiducia della gente perché ogni volta che un leader russo si è mostrato un condottiero incapace l’esito è stato esiziale. Il fianco debole è la narrativa, Putin non è imbattibile e bisogna dirlo, seguo molti canali ‘patriottici’ che iniziano a esprimere dubbi sulle sue capacità di controllo”.
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