“Quando si parla di mito dell’invincibilità, bisogna tenere a mente un dato: il problema della propaganda è che chi la produce finisce per crederci”. Lo dice Artem Chapeye, scrittore uraino, autore di ‘La gente normale non va in giro armata’, in una intervista a Il Corriere della Sera. “Mosca ha voluto presentarsi per anni come una potenza inarrestabile, ma la realtà è diversa: può essere colpita, può essere respinta, può essere smentita dai fatti. L’impero russo non è una forza metafisica, è un sistema politico e militare che può fallire. Il punto è che a forza di ribadire la propria invincibilità, una parte della Russia ci ha creduto davvero. E invece l’Ucraina ha dimostrato che resistere è possibile”, spiega. Poi parla dell’attacco una sede dell’Fsb che ha anche un valore politico oltre che militare: “Non si tratta solo di danneggiare una struttura. Ma di mostrare che il potere non è intoccabile. Regimi come quello di Putin vivono anche di immagine, di paura, di teatralità. L’Fsb è uno dei simboli di questa macchina: controllo, repressione, impunità. Quando quel simbolo viene colpito, si rompe qualcosa anche nell’immaginario. È un messaggio ai russi, ma anche agli ucraini: il sistema che ci opprime non è onnipotente”.
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