“L’unico che oggi potrebbe fermare Putin è Xi Jinping”. Così lo storico ucraino Yaroslav Hrytsak in un dialogo con il Corriere della Sera. Che spiega i raid russi su Kiev: “È stata una notte terribile, una delle peggiori dall’inizio della guerra. Una di quelle in cui, alla fine, la sola cosa che puoi augurarti è di essere ancora vivo al mattino. Queste bombe spiegano, ancora una volta, la differenza tra Kiev e Mosca. L’Ucraina prende di mira obiettivi militari, la Russia prende di mira i civili. È questo il punto essenziale. Non siamo davanti a un episodio isolato ma all’ennesima conferma di una guerra che Mosca conduce anche contro la popolazione. Prendere di mira case, quartieri residenziali, persone nel sonno significa violare il diritto internazionale e fare del terrore uno strumento di combattimento. La Russia prova a piegare psicologicamente gli ucraini. Finora non ci è riuscita. Ma certo, la gente è stanca”. E ancora: “Serve una pressione che oggi soltanto Pechino può esercitare davvero. La Cina è il principale alleato di Mosca, come dimostra anche l’ultima visita di Putin. Se c’è un attore che abbia una leva reale sul Cremlino, è Pechino. È il grande burattinaio che tira i fili, anche se preferisce farlo senza esporsi troppo. Questo non significa che voglia fermare la guerra subito, ma nessun altro ha la stessa capacità di spingere Putin verso un tavolo negoziale. Tutto il resto, per ora, è diplomazia senza una forza sufficiente a cambiare le cose”.
La previsione di Hrytsak è chiara: “Non vedo una vittoria piena né dell’Ucraina né della Russia. Non credo a un esito definitivo sul campo. Per questo considero più probabile una soluzione alla coreana: non una pace vera, ma un armistizio. Una linea di separazione. Un conflitto congelato, non risolto. Sarebbe una soluzione dura, instabile, imperfetta, e per gli ucraini anche molto amara. Ma oggi è l’unico scenario realistico. Questa guerra può finire senza vincitori, e senza una vera pace”.
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