“È scandaloso. È assurda questa storia dell’oleodotto Druzhba: l’Ucraina sta combattendo una guerra di sopravvivenza contro la Russia e allo stesso tempo consente al petrolio russo di attraversare il suo territorio verso un altro paese, ostile verso di lei. Adesso la Russia ha danneggiato il proprio oleodotto e l’Ungheria pretende che l’Ucraina lo ripari, tenendo Kiev in ostaggio sul prestito. E l’Ungheria avrebbe un’alternativa: l’oleodotto proveniente dalla Croazia”. Lo dice il vicepremier e ministro degli Esteri polacco Rodoslaw Sikorski parlando della posizione presa da Viktor Orban. Nel colloquio con Repubblica aggiunge: “All’ultimo Consiglio Affari Esteri ho offerto una mediazione. L’Ucraina ripara l’oleodotto e l’Ungheria revoca il veto. Ma il problema è che il veto ungherese non riguarda solo il prestito. Riguarda anche il ventesimo pacchetto di sanzioni. E i negoziati di adesione dell’Ucraina. E l’erogazione dal Fondo europeo per la pace”. E ancora. “La diplomazia consiste nel parlare con tutti, compresi i nemici. Ma una cosa è dire che dovremmo parlare, ben altra è dire che dovremmo iniziare a revocare le sanzioni. Le sanzioni sono un mezzo di pressione e possono essere revocate solo dopo che l’altra parte ha cambiato politica – il che può avvenire solo dopo i colloqui”. La situazione in Ucraina non peggiorerà causa guerra in Iran, sostiene Sikorski: “In realtà l’Ucraina sta guadagnando più territorio di quanto ne stia perdendo. Negli ultimi tre mesi le perdite russe sono aumentate. Putin, che pensavamo avesse il secondo esercito più potente mondo, è impantanato nel Donbass da quattro anni. Non esattamente un eroe di guerra. Di questo passo gli serviranno almeno 18 mesi e 300.000 morti per conquistare solo il resto del Donbass”.
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