Al momento di adottare il piano per l’industria a zero emissioni ‘Net-Zero Industry Act’ “c’è stata convergenza sulla necessità di includere anche il nucleare, dobbiamo andare al di là dei preconcetti e affrontare la realtà delle cose. Non c’è autonomia strategia e contributo all’obiettivo climatico per il 2050 senza il nucleare”. Lo ha dichiarato il commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, in audizione in commissione per l’ambiente del Parlamento europeo. A metà marzo la Commissione europea ha svelato il suo piano per l’industria a emissioni zero e il collegio guidato da Ursula von der Leyen si è mostrato però diviso fino all’ultimo su come definire i progetti da considerare strategici ma soprattutto se includervi o meno anche la tecnologia nucleare, in particolare la fissione. Nodo centrale dell’atto normativo era individuare un elenco di tecnologie da considerare strategiche – che si trovano indicate nell’allegato al testo – verso cui, nella sostanza, incanalare gli investimenti e a cui riservare procedure di autorizzazione ancora più accelerate. Il Net-Zero alla fine ne conta otto (tecnologie solari fotovoltaiche e termiche; eolico onshore e energie rinnovabili offshore; batterie e accumulatori; pompe di calore e geotermia; elettrolizzatori e celle a combustibile per l’idrogeno; biogas e biometano; cattura e stoccaggio del carbonio; tecnologie di rete), ma per non scontentare del tutto Parigi, Bruxelles promette che anche altre tecnologie net-zero saranno sostenute “in maniera minore”, tra cui vengono menzionate le tecnologie sostenibili per i combustibili alternativi, le tecnologie avanzate per produrre energia dai processi nucleari con scarti minimi dal ciclo del combustibile, i piccoli reattori modulari e i relativi best-in carburanti di classe. Nella sostanza, ne viene riconosciuto il ruolo per la decarbonizzazione ma senza riconoscerne il ruolo di tecnologie strategiche net-zero.
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