“Stiamo entrando in un territorio inesplorato: nella relazione transatlantica conteranno più gli interessi che i sentimenti”. Così Carl Bildt ex primo ministro del governo svedese dal 1991 al 1994 e poi ministro degli Esteri dal 2006 al 2014, oggi co- presidente del centro studi ‘European Council on Foreign relations’. Prima dell’intervista a Il Corriere della Sera commenta l’intervento di Marco Rubio su X: “Il discorso del segretario di Stato è stato straripante, nel tentativo di compiacere gli europei. La precedente, insultante strategia è stata abbandonata. Nello speech c’era ogni cosa: dalla Cappella Sistina ai Beatles. Se solo avesse incluso anche gli Abba (svedesi, ndr) sarebbe stato perfetto”. Per Bildt dopo il summit di Monaco la situazione Europa-Usa non è chiara: “Forse è ancora troppo presto per dirlo con sicurezza. Certo, abbiamo avuto un gennaio pesante, con la questione della Groenlandia e altri problemi con gli Stati Uniti. E su questo punto l’intervento del cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato abbastanza puntuto. Tuttavia, siamo in una fase in cui gli europei stanno cercando di capire che cosa si possa salvare della relazione transatlantica. Prima di venire a Monaco, abbiamo organizzato un incontro a Berlino con una folta delegazione di funzionari e militari che facevano parte dell’amministrazione Biden. Abbiamo cercato di capire se ci sarà la possibilità di tornare indietro. Ne abbiamo discusso per un giorno intero: ci siamo lasciati senza raggiungere alcuna conclusione”. E ancora: “Mi sono reso conto che siamo meno divisi di quanto temessi. Saremo capaci di aumentare la nostra competitività e penso che abbiamo bisogno di coordinare in modo più stretto le politiche di sicurezza militare. Stiamo cominciando a farlo con dei format flessibili, anche creativi, come per esempio la “coalizione dei Volenterosi” che appoggia la resistenza ucraina. È la strada giusta, perché abbiamo bisogno di coinvolgere anche i britannici, i norvegesi, senza avere nei paraggi chi non vuole starci, come gli ungheresi o gli slovacchi. Ciò non significa fare a meno della Nato o svuotare le competenze dell’Unione europea. Ma semplicemente avere strumenti che ci consentano di allargare l’influenza europea e di raggiungere in fretta alcuni obiettivi precisi”.
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