Il 4 settembre, la Direzione generale della Commissione europea per la regione MENA ha presentato un’innovativa mappatura industriale. Questo rapporto approfondito valuta le prestazioni di sei paesi della regione nelle tecnologie pulite, tra cui energia solare, energia eolica, batterie e idrogeno. Al centro di questa analisi strategica, il Marocco, insieme a un altro paese, emerge come uno dei due hub manifatturieri più competitivi e meglio attrezzati sulla sponda meridionale del Mediterraneo. “Lo studio, tuttavia, evidenzia le sfide strutturali e le aree di miglioramento che il Regno deve ancora affrontare”, osserva il settimanale Challenge.
Questa pubblicazione esplora la riconfigurazione delle catene del valore tra l’Unione europea, il Medio Oriente, il Nord Africa e il Golfo. Di fronte agli imperativi climatici, alle sfide per la sicurezza energetica e ai nuovi orientamenti della politica industriale, l’Europa sta cercando di stringere partenariati sostenibili. L’approccio promosso da Bruxelles è concepito per essere pragmatico e adattato ai punti di forza specifici di ciascun paese. Mentre i Paesi del Golfo si posizionano in segmenti ad alta intensità di capitale ed energia, Egitto e Marocco si stanno affermando come i principali hub euro-mediterranei, forti di una solida base industriale e di una logistica efficiente. Tunisia e Giordania, data la dimensione dei loro mercati, optano per nicchie di mercato mirate. Per il Regno, questo riconoscimento internazionale rappresenta il culmine di anni di sforzi proattivi. Grazie alla sua vicinanza geografica al mercato europeo, a una politica proattiva a favore di ecosistemi industriali all’avanguardia e a infrastrutture di livello mondiale, come il complesso portuale di Tangeri Med, il Paese attrae investimenti. La sua competenza si estende già alla produzione di trasformatori, apparecchiature elettriche, cavi e scaldabagni solari. Questo slancio sta accelerando in particolare nell’ecosistema delle batterie e dei veicoli elettrici. “Sfruttando le sue vaste riserve di fosfati, il Marocco si sta posizionando strategicamente nella catena di approvvigionamento dei materiali per batterie al litio-ferro-fosfato, aprendo al contempo la strada a futuri sviluppi nell’ammoniaca verde e nell’idrogeno”, scrive Challenge. Anche i fiorenti settori automobilistico e aerospaziale rappresentano un trampolino di lancio cruciale. Sfruttando reti consolidate di subappalto e un patrimonio di competenze trasferibili, il Paese sta agevolando l’integrazione della sua industria manifatturiera agli standard internazionali. L’idrogeno verde si sta affermando come un nuovo pilastro della visione industriale nazionale, supportato da un quadro normativo specifico che sta attirando numerosi partner stranieri. Nonostante questi promettenti sviluppi, la Commissione europea osserva che diversi segmenti della produzione di tecnologie pulite sono ancora nelle fasi iniziali di sviluppo.
Gli esperti europei lodano inoltre l’attrattività complessiva del clima imprenditoriale marocchino, favorito dalla stabilità politica, dall’efficacia delle agenzie di promozione degli investimenti e dall’apertura ai mercati internazionali. “I dati, tuttavia, rivelano una persistente dipendenza dalle importazioni per un’ampia gamma di componenti destinati alle tecnologie pulite, sebbene alcune tecnologie di rete mostrino già un surplus di esportazioni”, sottolinea Challenge.
Dietro questa attraente vetrina industriale, persistono strozzature amministrative. Il rapporto evidenzia ritardi procedurali, tempi di autorizzazione ancora eccessivamente lunghi e inerzia nell’effettiva attuazione di alcuni programmi di sostegno. In termini di governance e rischi istituzionali, il Paese si colloca al di sotto della media della regione MENA, con un punteggio complessivo di 47 su 100. Sebbene i diritti di proprietà contribuiscano in parte a migliorare questo punteggio, gli indicatori relativi all’integrità del governo, all’efficienza del sistema giudiziario e alla lotta alla corruzione richiedono riforme di vasta portata.
Infine, l’analisi sottolinea che, mentre i punti di forza del Regno sono pienamente realizzati nei settori dell’informatica, dell’energia e della trasformazione strutturale, permangono debolezze nei trasporti, nello sviluppo del settore privato e nell’adeguatezza del capitale umano. Si tratta di aree prioritarie che il Marocco deve affrontare per consolidare in modo sostenibile la sua leadership energetica e industriale nel Mediterraneo.
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