Michael Spence, economista di Stanford e Premio Nobel per l’Economia nel 2001, sostiene che “il rischio vero è un indebolimento della Nato: sarebbe un cambiamento profondo e pericoloso per l’equilibrio globale”. Nell’intervista a La Stampa parte dal contrasto tra Usa ed Europa: “Credo che l’Europa debba reagire con una certa fermezza. Dall’esterno è difficile capire con precisione dove vogliano arrivare il presidente Trump e i suoi collaboratori. Molti aspetti della sicurezza, come la presenza militare o le capacità di monitoraggio strategico, sono già regolati da accordi esistenti. Se l’amministrazione americana ha deciso di porre maggiore enfasi sull’emisfero occidentale, allora è comprensibile che America Latina, Canada e Groenlandia entrino nel campo visivo. Tuttavia il punto critico, per molti europei, è che questo confronto si sviluppi all’interno della Nato. Qualsiasi rischio di indebolimento dell’Alleanza è motivo di seria preoccupazione. Per questo ritengo che l’Europa debba saper tenere una posizione chiara”.
Spence non sa se l’Alleanza può resistere a questa fase di tensioni: “È difficile dirlo. Sapevamo che esistevano tensioni, soprattutto sulla richiesta americana di un aumento della spesa per la difesa, e Trump non ha mai nascosto una certa insofferenza verso le istituzioni europee e i loro processi decisionali. Ma oggi siamo di fronte a qualcosa di più serio. Un mondo senza una Nato solida, anche se riorganizzata, rappresenterebbe un cambiamento strutturale molto rischioso. Al momento non credo che sia facile valutarne tutte le conseguenze”.
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