“È importante sottolineare quanto danno la scelta di questa guerra abbia causato al mondo e agli interessi degli Stati Uniti: il costo per l’economia globale, per i consumatori americani, le vite perse e i feriti, le basi distrutte e le munizioni esaurite. È stato un errore strategico. Lo scenario migliore è che gli Stati Uniti e l’Iran raggiungano un accordo quadro generale che diventi la base per negoziati dettagliati sul programma nucleare iraniano. Se saremo fortunati, raggiungeremo un accordo simile a quello che abbiamo ottenuto nel 2015, senza sparare un colpo né causare danni enormi all’economia globale”. Così l’ex ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite ed ex consigliera per la Sicurezza nazionale durante l’amministrazione Obama, Susan E. Rice che ha contribuito alla stesura dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015. In un colloquio con Il Corriere della Sera aggiunge: “Molti americani condividono questa preoccupazione, perché le azioni del presidente spesso vanno contro l’interesse nazionale. È nell’interesse degli Stati Uniti avere relazioni transatlantiche solide e sane, legami commerciali stabili e un coordinamento costante. Il presidente sembra non avere una strategia, ma solo tattiche, che sembrano radicate nell’ostilità verso l’Europa, ma questo è un colossale fraintendimento del mondo in cui viviamo”.
Rice poi spiega: “Questa amministrazione non rispetta né si sente vincolata dal diritto internazionale. In alcuni casi, non rispetta nemmeno le leggi interne degli Stati Uniti. Ci siamo ritirati da oltre 60 istituzioni e organizzazioni internazionali. Ignorare il diritto internazionale e mettere da parte le istituzioni internazionali aumenta la probabilità che potenze ostili, come Cina, Russia, Iran e Corea del Nord, si sentano ancora più libere di agire allo stesso modo”. E ancora: “Questa amministrazione ha causato gravi danni alla Nato, ma la stragrande maggioranza degli americani e la maggior parte dei membri del Congresso di entrambi i partiti non vogliono vedere gli Stati Uniti uscire dalla Nato o l’alleanza indebolita. Ci saranno pressioni interne per limitare qualsiasi danno estremo e irreversibile alla Nato. Ciononostante, penso che la situazione rimarrà profondamente instabile nei prossimi anni a causa della perdita di fiducia”.
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