In merito “alla crisi dovuta alla guerra” nel Medioriente, “la Giordania è un paese importatore di petrolio e ora sta progettando di diventare l’hub della regione per quanto riguarda l’idrogeno verde”. Così a GEA Firas Alawneh, direttore del Centro nazionale sulla ricerca energetica della Giordania, durante la MeetMed Week in corso ad Hammamet in Tunisia, organizzata da Medener (che vede Roberta Boniotti di Enea come segretario generale), Anme (l’Agenzia Nazionale tunisina per la Gestione dell’Energia) e in partnership con Aprue (l’Agenzia Nazionale algerina per la Promozione e la Razionalizzazione dell’Uso dell’Energia).
“Abbiamo quindi un’iniziativa annunciata dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo per realizzare i primi piani per l’infrastruttura dell’idrogeno verde in Giordania. E credo che ora il ministero dell’Energia e delle Risorse stia valutando le offerte ricevute dai consulenti per selezionare partner giusto per questo lavoro”, prosegue Alawneh.
“La Giordania ha un piano per investire nell’idrogeno verde e ha bisogno di costruire o implementare 21 gigawatt di energia solare e di realizzare elettrolizzatori per produrre idrogeno dall’acqua proveniente dal Mar Rosso e di utilizzare l’ammoniaca. Ripeto – continua il direttore del Centro nazionale giordano sulla ricerca energetica – la Giordania sarà l’hub per la regione nei prossimi 10 anni, credo”.
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