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I Comuni Plastic Free in Italia sono ogni anno più numerosi. Eppure, l’uso smodato della plastica è ancora un problema enorme non solo per l’ambiente, ma anche per la salute umana. “Abbiamo ritrovato plastica nel cervello, nel fegato, nel sangue dell’uomo e questo a tutti gli effetti non porta nulla di positivo perché è sempre un corpo estraneo”, spiega a GEA Luca De Gaetano, presidente di Plastic Free Onlus, dopo la presentazione dei riconoscimenti ai Comuni virtuosi alla Camera dei Deputati. “La plastica che entra nel nostro corpo porta con sé tutta la chimica, quindi il Bisfenolo A, gli agenti chimici come ritardanti di fiamme e così via. Noi come associazione abbiamo avviato anche quest’anno una ricerca scientifica, un focus sul problema salute e plastica”.
Molti Comuni che si sono candidati a ricevere il riconoscimento non sono stati accettati. In cosa hanno mancato?
Noi abbiamo 20 quesiti e ogni quesito porta un punteggio delle azioni concrete. Chi non ha ricevuto il riconoscimento ha fatto azioni insufficienti, oppure c’è stato anche qualche Comune che non è riuscito a raccontarsi bene. E’ come se fosse a tutti gli effetti un bando aperto e un Comune deve dimostrare concretamente ciò che ha fatto fotograficamente, attraverso ordinanze allegate, attraverso prove di ogni genere. quindi sostanzialmente la maggior parte dei comuni che non ce l’ha fatta è perché doveva compiere ancora passi per raggiungere il punteggio minimo, che per noi è 140 su 300.
Siete partiti con 49 Comuni nel 2022, quest’anno i Comuni Plastic Free sono 141, il 15% in più del 2025. Avete un obiettivo per il 2027?
Speriamo, come cittadini e come associazione, di superare i 150 Comuni. Naturalmente noi sollecitiamo le amministrazioni, dialoghiamo con tutta la pubblica amministrazione affinché ci sia un’attenzione a questo riconoscimento, poi dipende molto dai Comuni perché qui l’impegno che premiamo è proprio quello dell’amministrazione, il cittadino è un collaterale a supporto.
Spicca nel 2026 Roma, metropoli complessa da gestire dal punto di vista del ciclo dei rifiuti. Che cosa è cambiato rispetto agli altri anni?
Non è una città senza plastica e non è una città senza rifiuti. Non è perfetta, però sui 20 quesiti Roma ha investito tanto in questi quesiti con delle piccole azioni, sono tre anni di percorso perché l’abbiamo seguito collateralmente, noi tenevamo ad averla, ma non arrivava mai ad essere un comune Plastic free. Quest’anno che si è candidata ha raggiunto anche un livello buono e proprio perché solitamente un comune impiega un anno per arrivare al premio, Roma ce ne ha messe tre. Ecco, è una città grande, è una città complessa e sono così altre città che purtroppo non ancora ce la fanno, come Napoli. Però delle piccole azioni tra ordinanze e investimenti sono state compiute, anche grazie al Pnrr. Sono riusciti, faccio un esempio, a cambiare i cestini. Qui Roma ha investito tanto nei cestini e negli eco-compattatori, quindi questo aiuta sostanzialmente a una dispersione inferiore di plastiche e rifiuti nell’ambiente.
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