E’ la Giornata mondiale contro la desertificazione. Ispra: “Un miliardo di ettari di terra da recuperare entro 2030”

Il 17 giugno è la Giornata contro la desertificazione e la siccità e il tema scelto per quest’anno è ‘Uniti per la terra. La nostra eredità. Il nostro futuro’, per mettere in luce il futuro della gestione del territorio: la nostra risorsa più preziosa per garantire la stabilità e la prosperità di miliardi di persone in tutto il mondo. E’ proclamata il 30 gennaio del 1995, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Il Paese ospite è, per questa edizione, la Germania, firmataria della convenzione e uno dei suoi sostenitori convinti. Insieme al ministero per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (BMZ) e alla città di Bonn, che ospita il Segretariato Unccd dal 1999, saranno organizzati una serie di eventi rivolti al pubblico: una mostra fotografica, programmi educativi e spettacoli musicali, insieme a una campagna sui social media lanciata prima della Giornata, per garantire la portata globale del tema di quest’anno. L’evento di commemorazione globale alla Bundeskunsthalle il 17 giugno, che segnerà anche il 30° anniversario dell’Uncdd (Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione), riunirà leader mondiali, giovani e personalità di spicco del mondo accademico, della società civile, dello sport e dello spettacolo per mostrare la forte ambizione di essere uniti per la terra, in vista della più grande conferenza delle Nazioni Unite sulla terra e la siccità che si terrà a Riyadh, in Arabia Saudita, nel dicembre 2024 (Unccd COP16).

Gli obiettivi della Giornata della desertificazione e della siccità sono quelli di promuovere la consapevolezza pubblica sui problemi legati alla desertificazione, al degrado del territorio e alla siccità, presentare soluzioni guidate dall’uomo per prevenire la desertificazione e invertire l’intensificarsi della siccità, rafforzare l’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione.

In Italia, il territorio presenta evidenti segni di degrado, pari al 17,4% della superficie nazionale. Degrado che si manifesta in forma diverse, dall’erosione alla salinizzazione, dalla compattazione alla contaminazione e all’impermeabilizzazione. E i dati globali sono anche peggiori. Secondo quanto ha dichiarato Ibrahim Thiaw, segretario esecutivo dell’Unccd, “fino al 40% del territorio mondiale è già degradato, colpendo quasi la metà dell’umanità. Eppure le soluzioni sono sul tavolo. Il ripristino del territorio fa uscire le persone dalla povertà e rafforza la resilienza ai cambiamenti climatici. È tempo di unirsi per la terra e mostrare il cartellino rosso alla perdita e al degrado della terra in tutto il mondo”.

Come ricorda l’Ispra, a livello globale, con un’immagine sintetica proposta dalla Unccd, ogni secondo l’equivalente di quattro campi da calcio di terreno sano viene degradato, per un totale di 100 milioni di ettari ogni anno e sono già stati promossi impegni per il recupero di 1 miliardo di ettari di aree degradate entro il 2030. Tra le iniziative politiche più rilevanti, i paesi del G20 hanno dichiarato la volontà di arrivare a dimezzare le aree degradate entro il 2040.

Anche l’Agenda 2030 riconosce la gravità dei problemi e la necessità di agire, con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 15.3, che chiama i Paesi a adottare le opportune iniziative per raggiungere una situazione di neutralità del degrado del suolo attraverso la promozione di pratiche per la sua protezione e gestione sostenibile e per il recupero delle aree già degradate.

Elena Fois

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