In Italia si spende troppo poco per protezione incendi e vigili del fuoco

Nel pieno di quello che il Copernicus Climate Change Service ha definito “uno dei tre mesi di luglio più caldi mai registrati“, i dati Eurostat pubblicati sulla spesa per la protezione contro gli incendi nell’Unione europea non sono particolarmente rassicuranti, in particolare per quanto riguarda l’Italia. Sia sul piano della quota di spesa sul totale dell’amministrazione pubblica, sia su quello dell’occupazione di vigili del fuoco professionisti, l’Italia si posiziona sotto i valori medi Ue. Ed è lo stesso rapporto Eurostat a sottolineare le conseguenze: “Gli incendi che imperversano in Europa hanno devastato migliaia di ettari di terreno in Francia, Portogallo, Spagna, Italia e Grecia, mettendo a dura prova i vigili del fuoco dei Paesi colpiti“.

Secondo quanto emerge dai dati pubblicati oggi, nel 2020 la spesa per i servizi di protezione contro gli incendi in Italia è stata pari a 3,5 miliardi di euro, ovvero lo 0,4% di quella totale dell’amministrazione pubblica nazionale (attorno ai 945 miliardi di euro). La quota complessiva di spesa nell’Unione europea si è attestata sui 32,9 miliardi di euro, con un aumento del 6,4% rispetto al 2019. Un aumento che però non si riflette in un miglioramento in tutti i Paesi membri, dal momento in cui il cui rapporto varia sensibilmente a seconda del caso specifico: se la media Ue è pari allo 0,5% di spesa sul totale delle amministrazioni pubbliche, in Romania cresce fino allo 0,8%, mentre la Danimarca fa registrare il minimo di 0,1%.

C’è poi il capitolo dell’occupazione di vigili del fuoco. I dati Eurostat rilevano che nel 2021 in Italia erano impiegati 39.440 professionisti, ovvero lo 0,17% dell’occupazione totale del Paese. Anche questo dato si pone – leggermente – sotto la media Ue, fissata allo 0,18% del totale della forza lavoro sul territorio comunitario (365 mila vigili del fuoco professionisti). Che si possa fare meglio è evidenziato non solo dal fatto che l’Italia sia tra i peggiori Paesi in questa classifica (insieme a Paesi Bassi, Slovenia, Finlandia, Francia, Germania e Polonia), ma anche dai dati dei più virtuosi: sono 14 i Paesi membri che superano la soglia dello 0,2% rispetto all’occupazione totale, con l’Estonia che sfonda il tetto dello 0,4% e altri sei che vanno oltre lo 0,3%.

Infine, per quanto riguarda l’età dei professionisti della protezione antincendio nell’Ue, le fasce tra 35-39 anni e 40-44 anni registrano il maggior numero di occupati (circa 61 mila ciascuna), ma va rilevato anche il fatto che ci sono più vigili del fuoco con un’età superiore ai 55 anni (50.300) rispetto a quelli tra i 30 e i 34 anni (43 mila).

Giulia Proietto Billorello

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