ANTONIO TAJANI MINISTRO, GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, GUIDO CROSETTO MINISTRO
Dal vertice Nato di Ankara, Giorgia Meloni non torna sull’ultimo attacco di Donald Trump nei suoi confronti e rivendica la scelta di aver puntato sul rapporto con il presidente americano come parte di una strategia più ampia, fondata sull’unità dell’Occidente: “Non mi pento assolutamente dell’investimento politico che ho fatto“, afferma.
Nella conferenza stampa conclusiva del summit, la presidente del Consiglio respinge l’idea che i recenti attacchi del leader statunitense possano indurla a cambiare linea. “Ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente, l’ho rivendicata a 360 gradi, non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Donald Trump“, insiste. Una posizione che, sottolinea, ha guidato i rapporti con tutti gli interlocutori internazionali. Anche sull’utilizzo delle basi americane su suolo italiano la linea non cambia: “Abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran e non parteciperemo agli attacchi“, mette in chiaro. Le “affinità” con Trump su alcuni temi esistono, ammette. Meloni pensa all’immigrazione e alla critica della cultura woke, elementi che facevano ritenere possibile un rapporto più semplice. Tuttavia, aggiunge, “le cose stanno andando come abbiamo visto”, senza che questo però modifichi l’impostazione del governo italiano. “Non cambio idea su quale sia l’interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte dettate da ragioni elettorali”.
Le dichiarazioni arrivano al termine di un vertice che la premier definisce “breve ma intenso“, in una fase in cui “lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema“. Per Meloni, il risultato principale dell’incontro è l’immagine di una Nato “unita, consapevole delle sfide che ha di fronte e determinata a rafforzarsi”, con un’attenzione crescente non solo agli equilibri geopolitici ma anche alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Sul piano della difesa, la presidente del Consiglio conferma l’impegno dell’Italia a rispettare gli obiettivi fissati dall’Alleanza. “Oggi siamo al 2,8% del Pil e il prossimo anno faremo ulteriori sforzi per crescere ancora“, spiega, precisando però di non ritenere necessario andare oltre gli impegni già assunti e di volerlo fare “in modo sostenibile“, cioè stabilendo i tempi, i modi, le priorità in base “alle nostre possibilità“. Al tempo stesso, la prima ministra respinge le accuse dell’opposizione secondo cui l’aumento delle spese militari penalizzerebbe sanità e welfare. “L’accusa di un’Italia che chiude gli ospedali per comprare i carri armati è ridicola”, tuona, assicurando che il governo non intende sottrarre risorse ad altri settori considerati strategici.
Meloni rivendica inoltre il contributo italiano alla sicurezza dell’Alleanza, ricordando i quasi 3mila militari impegnati nelle missioni Nato (“Siamo la nazione che offre più uomini”) e definendo l’Italia “un fornitore di sicurezza” credibile, anche grazie all’attenzione dedicata al fianco Sud e al Mediterraneo allargato.
Nel corso della giornata la premier incontra anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo il sostegno italiano a Kiev e la prosecuzione dell’assistenza alla popolazione civile, con particolare riguardo alle infrastrutture energetiche colpite dagli attacchi russi. Zelensky definisce “importante” il colloquio e ringrazia Roma per un aiuto “sempre coerente con i propri principi”, auspicando un rafforzamento della cooperazione sulla difesa antibalistica. Per quanto riguarda gli aiuti militari, il ministro della Difesa Guido Crosetto sta “facendo una valutazione in questo senso”, annuncia Meloni. Per il momento, si va avanti con il sostegno chiesto da Kiev a Roma sulle infrastrutture energetiche perché le imprese italiane “sono le uniche che producono un tipo di generatore che è necessario all’Ucraina”. Lunedì 13 luglio, al vertice dei Volenterosi a Parigi, l’Italia ci sarà, ma sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nessun mistero, assicura la premier ai giornalisti: “Al sesto vertice in tre settimane e mezzo io passo. Potete scrivere tutti gli articoli che volete, non c’è alcun disimpegno sull’Ucraina ma nemmeno posso permettermi un disimpegno sull’Italia”.
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