Milano è la provincia più sostenibile di Italia, maglia nera a Siracusa

Sono Milano, Bolzano e Padova le province italiane più sostenibili. Lo rende noto il Cerved nel ‘Rapporto Italia Sostenibile 2022’ presentato ieri a Roma, dal quale emerge che il nostro Paese si piazza al 15esimo posto in Europa (su 29 Paesi analizzati). La mappa della sostenibilità delle province italiane – definita in base all’indice che sintetizza la componente economica, sociale e ambientale – conferma l’ampio divario che esiste tra il Nord e il Sud della penisola: Milano, Bolzano, Padova, Trento, Treviso e Bergamo sono le province più sostenibili, mentre Siracusa, Vibo Valentia, Agrigento, Reggio Calabria e Crotone chiudono la classifica; la provincia meridionale migliore è Bari, al 51mo posto su 107.

La situazione – spiegano Aurelio Regina e Andrea Mignanelli, rispettivamente presidente e ceo di Cerved Group – è articolata e non solo a livello economico. Investe tutte le dimensioni della sostenibilità. Alcune aree del Sud si dimostrano dinamiche e reattive, con risorse sociali e ambientali su cui è possibile fare leva per un percorso di convergenza. Al contempo, gli alti livelli
di inquinamento nelle aree forti del Nord potrebbero rappresentare un vincolo per la prosecuzione della crescita

MILANO PRIMA PER SOSTENIBILITÀ ECONOMICA

Le prime province per indice di sostenibilità economica sono tutte al Nord: Milano è in testa, seguita a una certa distanza da Bologna e Torino; in coda si trovano Caltanissetta, Agrigento e Trapani. Bisogna scendere fino alla 17esima posizione per trovare Firenze, alla 24esima per Roma e alla 60esima per la prima provincia del Sud, Bari.

CROTONE ULTIMA PER SOSTENIBILITÀ SOCIALE

La sostenibilità sociale è fortemente correlata a quella economica: le prime dieci province, con la sola eccezione di Pisa, sono al Nord, a partire da Milano, Padova e Bolzano; le ultime risultano Crotone, Reggio Calabria e Caserta. In particolare, nelle province del Sud è più alta la quota di famiglie a rischio di esclusione sociale: se infatti esiste un Centro-Sud resiliente, come le grandi aree urbane di Bari e Napoli, che pur con livelli di sostenibilità medio-bassi possono contare su un sistema produttivo vitale, importanti infrastrutture e istituzioni formative, le intere Calabria e Sicilia e ampie aree di Campania e Puglia mostrano tessuti produttivi deboli e vaste sacche di fragilità sociale.

MACERATA IN TESTA PER SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

L’indice di sostenibilità ambientale (livelli di inquinamento, situazione idrogeologica e sismica, gestione delle scorie e dei rifiuti, rischio della transizione energetica nei sistemi produttivi) non replica invece la spaccatura tra Nord e Sud: Macerata, Bergamo e Monza Brianza sono le tre province migliori, Siracusa, Isernia e Ferrara le peggiori. Al Sud le posizioni più alte sono di Enna (quarto posto) e Lecce (nono). In generale le aree metropolitane sono penalizzate da più alti livelli di inquinamento ma evidenziano risultati migliori in termini di consumi e riconversione energetica: Milano, Torino, Venezia e Padova sono le province che più frequentemente hanno superato le soglie di inquinamento da PM10, mentre Viterbo, Macerata e Urbino risultano le migliori.

In termini di riconversione energetica (energia generata da fonti rinnovabili) sono invece i grandi centri a stare nella parte alta della classifica, con Brescia, Torino e Aosta a occupare le prime tre posizioni. Molto diversa anche la capacità di gestire scorie industriali e rifiuti urbani: spiccano Treviso, Mantova e Pordenone, mentre sono in grave difficoltà Grosseto e grandi città come Palermo, Genova, Catania, Trieste, Venezia, Firenze e Roma, che occupa la 94esima posizione. Vi sono poi 14 province estremamente eterogenee – città portuali come Brindisi e Livorno, aree montane come Aosta e Sondrio, economie agroalimentari come Lodi e Siena o caratterizzate dall’industria pesante come Terni – il cui specifico tessuto produttivo dovrà affrontare pesanti costi per la transizione.

Nadia Bisson

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