A picture taken overnight on August 11, 2022 shows the sky turning red as it is illuminated by flames at a wildfire near Belin-Beliet, southwestern France. - French officials warned that flare-ups could cause a massive wildfire to further spread in the country's parched southwest, where fresh blazes have already blackened swathes of land this week. Prime Minister is expected to meet with authorities battling the Landiras blaze south of Bordeaux, and further reinforcements are expected for the 1,100 firefighters on site, the prefecture of the Gironde department said. (Photo by Thibaud MORITZ / AFP)
“Lo stato di degrado della nostra casa comune merita la stessa attenzione di altre sfide globali quali le gravi crisi sanitarie e i conflitti bellici“. È un nuovo richiamo ai grandi della Terra che Papa Francesco lancia sui social, nella giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono, istituita dall’Onu nel 1994.
Lo strato di gas protegge la Terra dalla parte nociva dei raggi solari, preservando la vita sul Pianeta. L’azione dell’uomo però lo ha reso negli anni sempre più fragile. È stato necessario siglare il Protocollo di Montreal (16 settembre 1987), 35 anni fa, per bloccare la distruzione dell’ozono, mettendo fine a una delle più grandi minacce mai affrontate dall’umanità. In quella occasione, il mondo si è unito per eliminare i gas che bucavano la stratosfera.
Ma a minacciare l’ozono sono anche le ondate di calore anomalo sempre più frequenti e gli incendi boschivi, che degradano la qualità dell’aria e della salute umana.
Lo riporta l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), sottolineando come una dinamica di rafforzamento reciproco tra inquinamento e riscaldamento globale porterà a un “contraccolpo climatico” che colpirà centinaia di milioni di persone. Gli incendi boschivi hanno provocato concentrazioni insolitamente elevate di PM 2,5 in Siberia, Canada e Stati Uniti occidentali. Nella Siberia orientale, queste concentrazioni hanno raggiunto livelli “mai osservati prima“, secondo il WMO, soprattutto a causa delle temperature particolarmente elevate e dei terreni secchi. Quello che è successo quest’anno potrebbe essere solo un’anticipazione di ciò che accadrà.
Con un ulteriore degrado della qualità dell’aria, arriveremmo a un ‘backwash climatico’, un termine che si riferisce all’effetto di amplificazione che il cambiamento climatico ha sulla produzione di ozono troposferico a scapito dell’aria che respiriamo. Le regioni in cui questo fenomeno sarà più evidente – soprattutto in Asia – ospitano circa un quarto della popolazione mondiale. Il cambiamento climatico, intensificando gli episodi di inquinamento da ozono in superficie, potrebbe quindi influire sulla salute di centinaia di milioni di persone.
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