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Agricoltura, 2025 di ripresa: aumento prezzi spinge valore produzione e redditività

Nel 2025 l’agricoltura italiana conferma una fase di consolidamento, con segnali complessivamente positivi sia sul piano produttivo sia su quello reddituale. La produzione cresce lievemente in volume (+0,3%), ma soprattutto si rafforza il valore economico del settore, che raggiunge 80,1 miliardi di euro (+3,9%). Ancora più significativo l’andamento del valore aggiunto, salito a 46,6 miliardi, a testimonianza di una tenuta della redditività nonostante un contesto ancora complesso.

La dinamica dei prezzi resta il baricentro del sistema. I prodotti agricoli segnano un aumento medio del +3,8%, ma con una forte divaricazione tra comparti. La zootecnìa guida la crescita: carni bovine (+19,9%), carni avicole (+15,5%), uova (+15,4%) e latte (+8,7%) sostengono in modo decisivo il miglioramento dei conti complessivi. Le coltivazioni mostrano invece un andamento più disomogeneo: ortaggi (-5,9%), agrumi (-2,4%) e colture industriali (-1,7%) in calo, contro aumenti per foraggi (+10,4%), florovivaismo (+6,6%) e legumi (+4,0%). Sul fronte dei costi, la crescita resta più contenuta (+1%), con pressioni su trasporti (+3,5%), irrigazione (+2,9%), sementi (+2,8%) e concimi (+2,4%), in parte compensate dal calo dell’energia (-2,8%) e dei mangimi (-0,4%). Il risultato è un miglioramento della ragione di scambio del 3%, che contribuisce a rafforzare i margini dopo le forti tensioni del biennio 2021-2022.

Il contesto internazionale resta tuttavia una variabile tutt’altro che secondaria e, in questa fase, potenzialmente destabilizzante. Le tensioni in Medio Oriente continuano a rappresentare un fattore di rischio concreto per l’intera filiera agroalimentare, soprattutto attraverso la leva energetica e quella delle materie prime. Un’eventuale riaccensione delle pressioni sul petrolio si trasmetterebbe rapidamente ai costi agricoli — carburanti, fertilizzanti, trasporti e logistica — con effetti immediati sulla struttura dei margini. In questo quadro, la relativa stabilità osservata nei conti del 2025 appare meno solida di quanto suggeriscano le medie aggregate: un equilibrio che resta positivo, ma esposto a shock esterni.

Dal punto di vista produttivo, il quadro resta eterogeneo ma con alcune eccellenze. Crescono olio d’oliva (+9,6% in volume), cereali (+4,1%) e vino (+2,9%), mentre frutta (-7,3%), legumi secchi (-3,2%), coltivazioni industriali (-1,9%), foraggi (-1,3%) e agrumi (-1%) mostrano un andamento negativo. Il comparto zootecnico si distingue per la forte dinamica dei prezzi e per il contributo decisivo alla crescita del valore complessivo del settore, che supera i 25 miliardi di euro, nuovo massimo storico.

Sul piano strutturale, l’Italia si conferma tra i leader europei: è il primo Paese dell’Ue per valore aggiunto agricolo, con 42,5 miliardi di euro, davanti a Spagna e Francia. Un risultato che evidenzia la capacità del sistema agricolo italiano di generare valore anche in presenza di volumi produttivi relativamente contenuti, grazie a una maggiore incidenza delle produzioni ad alto valore aggiunto.
Le differenze territoriali restano evidenti. I prezzi alla produzione crescono soprattutto in Piemonte e Lombardia (+7,1%) ed Emilia-Romagna (+6,0%), mentre risultano in calo in Puglia (-1,7%) e Calabria (-1,1%). Il Centro e il Sud mostrano una maggiore capacità di crescita del valore aggiunto, mentre il Nord presenta dinamiche più disomogenee. Le isole restano l’area più fragile, pur con alcune eccellenze locali.

A livello europeo, il settore agricolo mostra una crescita diffusa: il valore della produzione nell’Ue27 raggiunge 562,5 miliardi di euro (+5,8%), mentre il valore aggiunto sale del 10,5% a 251,8 miliardi. La dinamica è sostenuta soprattutto da alcuni Paesi dell’Est Europa, ma l’Italia mantiene una posizione di primo piano sia per redditività sia per contributo al valore complessivo.

Valentina Innocente

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