Buzzella è il neo leader Federchimica: “Bisogna arrivarci al 2030, serve fondo Ue per la transizione”

Francesco Buzzella da oggi è ufficialmente il nuovo presidente di Federchimica. E’ stato votato all’unanimità dall’assemblea riunita a Milano. Cinquantacinque anni e comproprietario della Coim, multinazionale fondata nel 1962 che conta 20 siti in 4 continenti e un giro d’affari di 1,4 miliardi, Buzzella non ha usato giri di parole per chiedere un cambio di rotta del percorso verso la transizione, perché “senza una chimica forte si rischia un insuccesso”.

Presidente, nella sua relazione ha parlato di idrogeno e nucleare come fonti di energia del futuro, però allo stesso tempo ha detto che con questi prezzi dell’energia c’è il rischio di deindustrializzazione europea. Siccome idrogeno e nucleare sono obiettivi al 2030, 2040 e 2050 mentre i prezzi alti sono adesso, non c’è un rischio di non farcela?
“Sì, bisogna arrivarci al 2030. Oltretutto l’idrogeno non è una fonte energetica ma un vettore energetico che va prodotto e l’idea di poter produrre l’idrogeno magari con una fonte nucleare a basso costo sarebbe l’ideale. Però noi dobbiamo fronteggiare un presente estremamente difficile, per quello chiediamo un minimo di aiuti soprattutto per i settori più energivori”.

I conti pubblici sono quello che sono…
“Conosciamo le finanze pubbliche, per quello ci vorrebbe un grande fondo europeo per la transizione. La Cina e gli Usa stanno predisponendo grandi fondi per la transizione. La Commissione Ue ha dichiarato che il costo per la transizione da qui al 2030 è di 3500 miliardi di cui 650-700 a carico dell’Italia. Non penso che oggi ci siano delle finanze, a livello di aziende o privati, per sostenere spese di questo tipo. Dovrebbero essere portate avanti all’interno di una governance europea”.

A livello finanziario, per attrarre investimenti, serve una quantificazione di un rendimento. Lei nella sua relazione dice che le rinnovabili non possono sostituire in tutto e per tutto i combustibili fossili.
“Sì, è passata un po’ questa idea che le rinnovabili possano in qualche modo possano soppiantare nel giro di breve tempo tutte le fonti fossili. Ma ci sono fonti fossili e fonti fossili. C’è l’idea di dire ‘non voglio usare più il carbone’ o ‘non voglio più usare gli oli pesanti’ ma bisogna allora prendere in considerazione passaggi come l’utilizzo del metano come fonte energetica di transizione. Non si può dire tout-court ‘basta metano’, ‘basta tutto’ o dire montiamo un po’ di pale eoliche e qualche pannello solare e ci salviamo…”

Il mondo però continua ad andare a petrolio…
“L’80% delle fonti energetiche sono ancora fossili. Possiamo benissimo essere degli apripista perché essere i primi in tema di definizione in materia di emissione può essere anche un vantaggio, se gli altri però ti seguono. Perché comunque sono tecnologie più costose. Insisto: vogliamo far la transizione? Bene, ma non possiamo farla pagare tutta ai cittadini e alle imprese, le quali scaricherebbero comunque i maggiori costi sui consumatori”.

E quindi più inflazione.
“Vedo un po’ di contraddizioni di carattere generale”.

Elena Fois

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